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Le capanne del villaggio nuragico sono di forma circolare. La tecnica costruttiva è quella in muratura a secco, limitata in questo caso solo alla parte inferiore. La parte superiore del tetto era costruita, nella maggior parte dei casi, con strutture di legno, paglia, malta e fango. 

Oggi nel villaggio del Santu Antine sono visibili 14 capanne disposte in modo irregolare nell’area antistante il bastione, messe in luce dagli scavi archeologici, ma si suppone che il numero e di conseguenza l’estensione dell’area dell’abitato, fosse molto maggiore.

Alcune capanne conservano ancora elementi della struttura interna come sedili, focolari, tramezzi, nicchie  e stipetti, che ci aiutano ad ipotizzare quale fosse la funzione di ciascuna capanna: abitazione, laboratorio, attività pubblica.

La prima di fronte all’ingresso è la cosi detta "capanna delle riunioni", definita in questo modo per la presenza al suo interno di un sedile e di un focolare soprelevato realizzato in pietra calcarea. Altre due capanne, molto vicine fra loro sono visibili sulla sinistra dell’ingresso. Sono caratterizzate dall’ingresso architravato, dalla presenza di 5 feritoie e dalla suddivisione interna in due ambienti la prima, e dalla pavimentazione in lastricato la seconda.

Oltre la torre Ovest, è visibile una capanna particolarmente ampia dotata di 4 feritoie e di una serie di spazi interni delimitati da lastre di pietra disposte a coltello che forse sostenevano banconi da lavoro o servivano semplicemente come ripostigli per derrate alimentari. E’ proprio di fronte all'ingresso di questa capanna che fu rinvenuto un ripostiglio di “pani” di bronzo ora esposti presso il Museo Nazionale Sanna di Sassari.

Nel 2004 è stata messa in luce un’area piuttosto vasta in cui sono presenti tre capanne e alcune tracce di epoca romana. Questi ambienti conservano ancora i segni di un lungo utilizzo, testimoniato da interventi di ristrutturazione avvenuti nel passato.

Un altro gruppo di tre capanne, parzialmente coperte da strutture di epoca romana, è visibile presso la torre Nord del bastione, in una delle quali fu scoperto un grande recipiente destinato a conservare acqua o derrate alimentari.

Come accennato, in varie zone dell’area del villaggio, in modo particolare di fronte all’ingresso principale al bastione, gli scavi archeologici hanno messo in luce ambienti con muri rettilinei costruiti con malta, che spesso si sovrappongono alle capanne nuragiche. Questi ambienti costituiscono quanto rimane di un insediamento di età romana, probabilmente un’azienda agricola, vitale tra il I° secolo a.C. e il IV secolo d.C.