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La Valle dei Nuraghi è una denominazione moderna, creata negli anni '80 del secolo scorso ai fini di valorizzazione turistica, che identifica un'area del Logudoro Meilogu, compresa tra territori dei comuni di Torralba, Giave, Bonorva e Cheremule.

Il territorio è costituito da un'ampia pianura circondata da modesti rilievi di origine prevalentemente vulcanica in cui scorrono alcuni corsi d'acqua tra i quali il rio Mannu, il rio Tortu e il rio Pudidu, alimentati da ricche sorgenti.

In quest'area favorevoli fattori ambientali e climatici hanno permesso lo stanziamento di gruppi umani sin dal Neolitico, attestati prevalentemente dalla presenza di necropoli a domus de janas, tra cui si evidenziano quelle di Sant'Andrea Priu in territorio di Bonorva, Moseddu e Tennero in territorio di Cheremule, recentemente inserite nel Parco dei Petroglifi di Moseddu, l'area funeraria di Nughedu poco distante dal Monastero di San Pietro di Sorres. 

Le testimonianze più numerose sono tuttavia quelle del periodo nuragico (XIX-VI secolo a.C.), compreso tra l'età del Bronzo Medio e gli inizi dell'età del Ferro. Nell'area, che ha una superficie di 36,7 km2, sono visibili circa trenta nuraghi e dieci tombe dei giganti; l'esempio più imponente è costituito dal nuraghe Santu Antine. E' stata proprio questa particolare densità di monumenti nuragici che ha ha ispirato il nome "Valle dei Nuraghi". 

Per le epoche successive sono state riscontrate frequentazioni fenice e puniche, che confermano l'importanza strategica dell'area come snodo commerciale. Maggiori i resti di epoca romana repubblicana e imperiale sia sottoforma di architettura (villa rustica del nuraghe Santu Antine) che di infrastrutture.

Notevoli le evidenze di età altomedioevale, in modo particolare nella necropoli di Sant'Andria Piu dove sono visibili affresci di epoca bizantina che decoravano una chiesa paleocristiana, mentre non mancano le testimonianze di epoca medievale (XI - XV sec.) tra cui le chiese campestri di N.S. di Cabuabbas e S. Lorenzo di Rebeccu.